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Football Club Internazionale Milano[1] o Internazionale Football Club, meglio conosciuta come Inter[2], è una società calcistica di Milano, militante in Serie A. Fu fondata il 9 marzo 1908 da 43 soci dissidenti del Milan, club insieme al quale rappresenta il capoluogo lombardo nel calcio. È contraddistinta dalla classica maglietta a strisce verticali nere e azzurre e si allena nei campi del centro sportivo "Angelo Moratti" (meglio noto come "La Pinetina") di Appiano Gentile, nei pressi di Como. Attualmente è la squadra Campione d'Italia, in forza del successo finale conseguito nel campionato di Serie A 2007-2008. Le maggiori rivali nazionali dell'Inter sono Milan e Juventus, con le quali forma l'asse storico del calcio italiano. In campo internazionale è da segnalare una particolare rivalità sportiva con il Real Madrid, club con cui l'Inter ha peraltro ottimi rapporti a livello dirigenziale, e il Valencia, club che è stato affrontato molte volte nel corso del nuovo millennio. Nella sua storia ha vinto 16 scudetti, 5 Coppe Italia, 3 Supercoppe italiane, 2 Coppe dei Campioni, 3 Coppe UEFA e 2 Coppe Intercontinentali. È la terza squadra italiana più titolata dopo Juventus e Milan sia a livello nazionale che internazionale ed è l'unica squadra italiana ad aver sempre militato nel campionato di Serie A. Attualmente l'Inter è la terza squadra d'Italia per numero di tifosi (16%), dietro la Juventus ed il Milan, come risulta da un sondaggio effettuato dalla società demoscopica Demos, commissionato dal quotidiano La Repubblica e pubblicato il 24 agosto 2007.[3] Il fatturato della società nella stagione 2006-2007 è arrivato a 195,4 milioni di €.

 

GLI ESORDI

 

Il Football Club Internazionale Milano nacque al ristorante L'Orologio la sera del 9 marzo 1908 da una costola di 43 dissidenti del preesistente AC Milan, il quale aveva imposto di non far giocare calciatori stranieri e aveva deciso di non partecipare a nessun torneo nazionale. Il nome scelto per la nuova squadra volle simboleggiare la volontà cardine della società: dare la possibilità a giocatori non italiani di vestire questa maglia. Ai giorni nostri l'Inter è la squadra italiana con il maggior numero di giocatori stranieri, avendo soltanto 4 italiani su una rosa di 27 giocatori. Al primo presidente Giovanni Paramithiotti successero nel 1909 Ettore Strauss e nel 1910 Carlo De Medici. Quest'ultimo, a sole due stagioni dalla fondazione, portò l'Inter allenata da Fossati ad aggiudicarsi il primo scudetto, grazie al successo per 10-3 in finale contro la quarta squadra di undicenni della Pro Vercelli, mandata in campo per protesta in seguito al rifiuto da parte della F.I.F. (Federazione Italiana del Football) di spostare la data del match, nonostante gli impegni in tornei militari di alcuni vercellesi. Allo scudetto seguirono quattro stagioni fiacche, durante le quali la presidenza cambiò diverse volte: entrarono in carica Emilio Hirzel (1912), Luigi Ansbacher (1914) e nello stesso anno Giuseppe Visconti Di Modrone, che rimane al vertice della società fino al 1919, quando la carica sarà rilevata da Giorgio Hulss. Durante la presidenza Modrone divampò la Prima guerra mondiale: essa portò all'interruzione del Campionato 1914/15 e alla sospensione di tutti i successivi. Arruolamenti e relative perdite non intralciarono però il cammino nerazzurro, che nel 1919/20 vinse il primo Scudetto del dopoguerra vincendo 3-2 la Finale contro il Livorno sul neutro di Bologna: il presidente era Francesco Mauro l'allenatore Nino Resegotti. altri calciatori ammessi alla primavera dell'Inter sono: Di Rienzo Mirco.

 

 

L'era di Angelo Moratti e la Grande Inter

 

Nel 1955 Angelo Moratti divenne presidente dell'Inter. Da allora il suo obiettivo fu quello di costruire una squadra per eccellere in ogni competizione ma gli inizi non furono facili. Moratti impiegò otto anni per vincere il suo primo scudetto e in quegli anni cambiò ben sette allenatori, non riuscendo mai a far decollare la sua squadra. Dopo una partita di Coppa delle Fiere nella quale il Barcellona travolse l'Inter, Moratti decise di ingaggiare l'allenatore dei catalani Helenio Herrera. La scelta, alla luce dei risultati ottenuti, si dimostrò ampiamente indovinata; per completare il quadro societario venne ingaggiato Italo Allodi, un manager in grado di allestire una squadra competitiva e vincente ad ogni livello. Allodi avrebbe fatto, in seguito, la fortuna anche di Juventus e Napoli oltre che della Nazionale. All'intelaiatura della squadra si aggiunsero presto Mario Corso e due giovani della primavera: Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola (figlio del grande Valentino). I due sarebbero diventati due bandiere nerazzurre e della Nazionale italiana. La squadra impiegò tre anni per vincere il suo primo scudetto ma, da allora, continuò a mietere straordinari successi, inducendo molti a definirla la migliore squadra del mondo del periodo. Herrera, o HH (come viene spesso chiamato), costruì la sue vittorie con la tattica del catenaccio: in porta c'era Giuliano Sarti, prelevato dalla Fiorentina; la difesa veniva guidata dal libero Armando Picchi, capitano di quella squadra e autentico leader; davanti a lui c'erano due marcatori arcigni come Tarcisio Burgnich e Aristide Guarneri. Sulla fascia sinistra venne attuata la prima rivoluzione tattica di Herrera: Facchetti diventò il primo terzino capace di affondare in avanti e trasformarsi in una vera e propria ala. A centrocampo il regista era Luis Suarez che il tecnico volle a tutti i costi dopo averlo avuto al Barcellona; con i suoi lanci lunghi Suarez era in grado di servire palloni preziosi, principalmente alla velocissima ala destra Jair. Il centrocampo venne rinforzato da Gianfranco Bedin; l'estrosità di Corso dava un tocco di fantasia alla squadra, e in attacco Mazzola fungeva da mezz'ala con al centro Joaquín Peiró. La formazione titolare vincitrice della Coppa dei Campioni 1963/64 La formazione titolare vincitrice della Coppa dei Campioni 1963/64 Dopo il primo scudetto del 1963 arrivò anche la prima Coppa dei Campioni, vinta contro il grande Real Madrid. L'Inter vinse per 3-1 con due gol di Mazzola e uno di Milani allo Stadio del Prater di Vienna. In quell'anno giunse anche la Coppa Intercontinentale vinta battendo l'Independiente; dopo aver perso la gara di andata in Argentina per 1-0, i nerazzurri prevalsero a San Siro per 2-0 con le reti di Mazzola e Corso. Nella terza e decisiva partita giocata allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid l'Inter vinse per 1-0 con gol di Corso nei supplementari. Solamente lo scudetto venne perso in quell'anno, dopo lo spareggio di Roma giocato contro il Bologna. L'anno seguente l'Inter tornò a dominare: vinse di nuovo lo scudetto e ancora la Coppa dei Campioni, questa volta proprio a San Siro. Sotto un vero e proprio diluvio superò, infatti, il Benfica per 1-0 con gol di Jair. Arrivò di nuovo anche la Coppa Intercontinentale, ancora contro l'Independiente. A San Siro l'Inter vinse 3-0 con gol di Peiró e doppietta di Mazzola, poi fece 0-0 in Argentina. La rosa dell'Inter 1965/66 che al termine della stagione avrebbe vinto lo scudetto della stella La rosa dell'Inter 1965/66 che al termine della stagione avrebbe vinto lo scudetto della stella Altrettanto positiva la stagione 1965/66 grazie alla conquista del terzo scudetto dell'era Herrera, vinto nonostante avversari quali il Napoli ed il Milan. Proprio quest'ultimo, risorto dopo un'iniziale crisi, si giocò tutte le speranze di soffiare il titolo ai "cugini" pareggiando la penultima partita contro la Juventus, mentre l'Inter, affondando la Lazio, guadagno' in anticipo la certezza matematica della Stella sul petto, simbolo di dieci Scudetti. Un'inaspettata nota negativa arrivò dalla Coppa dei Campioni: dopo aver eliminato la Dinamo Bucarest (1-2/2-0) e il Ferencvaros (4-0/1-1), un Real Madrid dal dente avvelenato si prende la rivincita di due anni prima, eliminando i nerazzurri (0-1/1-1) e si invola verso il suo trionfo. In Coppa Italia l'Inter venne eliminata in semifinale. Il 1967 rappresenta un anno cardinale nella storia dell'Inter. In pochi giorni la squadra vide svanire traguardi accarezzati per un'intera stagione: il 25 maggio, a Lisbona, un'Inter favorita dal pronostico, ma stanca e priva del suo faro Suarez, dovette cedere agli assalti degli scozzesi del Celtic Glasgow, nella finale di Coppa dei Campioni. Per oltre un'ora, Sarti parò tutto, prima di arrendersi alle conclusioni di Gemmell e Chalmers, che ribaltarono l'iniziale vantaggio interista siglato da Mazzola. Sei giorni dopo, il I di giugno, nell'ultima giornata di campionato, l'Inter cadde incredibilmente a Mantova, questa volta tradita da un errore del suo numero 1, su un'apparentemente innocua conclusione dell'ex Di Giacomo. La sconfitta consentì il sorpasso in classifica alla Juventus, che si aggiudicò lo scudetto. L'Inter si presentò stanca agli appuntamenti decisivi della stagione, logorata dalla lunga corsa; nelle ultime sei giornate di campionato soltanto 4 punti, frutto di altrettanti pareggi, ne rimpolparono la classifica, ma non si può tacere che la partita di Mantova, come l'intero finale di stagione - e come già gli epiloghi dei campionati 1960-61 e 1963-64 -, prestava il fianco a dubbi e recriminazioni. Moratti, fedele alla sua grandezza, troncò sul nascere ogni polemica con le sue parole: « Siamo stati grandi quando si vinceva, cerchiamo di essere grandi anche ora che abbiamo perduto. Forse siamo rimasti troppo tempo sulla cresta dell'onda. E tutti a spingere per buttarci giù. Ora saranno tutti soddisfatti » (Angelo Moratti - dal sito della società) L'anno seguente, al termine di una stagione deludente, l'Inter concluse il campionato al quinto posto. Fu la fine di un'era: Angelo Moratti, il Presidentissimo, lasciò, dopo tredici anni, la guida della società e con lui se ne andarono anche Helenio Herrera e Italo Allodi. Era il 18 maggio 1968. Più tardi, Moratti dirà: « Tifo lo stesso, soffrendo molto meno. Non sento più la responsabilità imposta dalla folla. Sono un tifoso in mezzo ai tifosi » 

 

Fonte Wikipedia

 

 

 

 

 

 

 

 


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